Il volontariato…lavoro non retribuito?

Dopo mesi di impegno per la città di Sassari come volontaria di un’associazione no profit, mi è venuto da pensare.

La differenza tra volontariato e lavoro non retribuito. Due concetti che spesso, purtroppo, vengono confusi, soprattutto in realtà in cui il volontariato portato avanti dai giovani e meno giovani non ha un posto definito all’interno della società.

Il volontariato è un’attività di aiuto e di sostegno messa in atto da soggetti privati o associazioni, generalmente non a scopo di lucro, per varie ragioni che possono essere di altruismo, di generosità, interesse per l’altro o di qualsiasi altra natura. Il volontariato può essere operato individualmente o in associazioni organizzate. Il volontariato è un’attività non retribuita, volontaria, con uno scopo sociale o comunque a favore di determinate categorie della popolazione.

Il volontariato non deve essere confuso con il lavoro non retribuito che non si avvicina lontanamente ai principi che ispirano una persona ad impegnarsi attivamente in favore di una causa o di un gruppo determinato di persone. Eppure, spesso, soprattutto quando i volontari sono giovani i due concetti vengono confusi.

Quante volte sentiamo dirci “è un’opportunità per voi ragazzi!” oppure “serve per fare esperienza” o ancora “vedrai come ti sarà utile quello che stai facendo!”. Ebbene no, “fare esperienza” non è fare volontariato; fare volontariato porta ad acquisire conoscenze, ma sono concetti se vengono ribaltati diventano pericolosi. Mi spiego ancora meglio: un volontario ha delle conoscenze, qualità personali e professionali che mette a disposizione di una causa e durante il periodo di volontariato, grazie al lavoro in gruppo, grazie alla conoscenza di persone e realtà differenti, acquisterà altre competenze e svilupperà le conoscenze di cui è già in possesso. Questa è un’esperienza che porta veramente alla crescita personale e professionale. Cosa ben diversa è, invece, “fare volontariato” perché serve nel cv o solo ed esclusivamente per avere esperienza quando ci si presenta ad un colloquio di lavoro. Si potrebbe fare un tirocinio per poter ottenere ciò e sarebbe molto più semplice. Manca in quest’ultima visione del volontariato la base del volontariato stesso: l’essere volontario. Se lo si fa per dovere non è appunto volontariato.

E la maggioranza dei selezionatori lo sanno!

Sfruttare un giovane professionista con la scusa del volontariato è meschino e indegno di una società che si definisce civile. Utilizzare il volontariato per fare esperienza è inutile se non si riesce a cambiare prospettiva.

I veri volontari sono quelli che ogni giorno, nella maggioranza dei casi in silenzio, portano avanti le attività. Senza queste persone non ci sarebbero laboratori, eventi, occasioni di incontro, luoghi aperti ai più giovani. Sono persone che meritano rispetto e che meritano di avere un ruolo riconosciuto all’interno della società. Sono le persone che incoraggiano i giovani nelle attività quotidiane, sono quelli senza i quali diversi servizi in questa città non potrebbero manco venire ipotizzati.

Sta a noi far in modo che ciò che facciamo non venga sminuito, ritengo sia fondamentale andare avanti, tenendo presente i motivi e i principi che ci ispirano, affinché il volontariato venga compreso (anche se non accettato) dalla società in cui viviamo.


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